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Gli Arazzi della Battaglia di Pavia

Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte (1528-1531)

Bernard van Orley (c.1488-1541), disegnatore

Willem e Jan Dermoyen, Bruxelles, arazzieri

Arazzo 1

Gli Imperiali arrivano a Mirabello. Sorpresa e fuga dei soldati francesi e dei civili che vi sono accampati.

(436x818)

L’avanguardia imperiale raggiunge Mirabello alle prime luci dell’alba del 24 febbraio. Spavento e scompiglio sono diffusi tra i soldati e i non combattenti al seguito dell’ esercito francese. Al centro dell’arazzo un variopinto gruppo di figure preceduto da un bianco levriero cerca scampo attraverso una breccia nel muro del Parco. In primo piano spicca la figura di una giovane e bella dama che indossa uno sgargiante abito rosso e cavalca all’amazzone una mula bianca riccamente bardata. 

Nella parte destra dell’arazzo è rappresentato l’accampamento francese che nella realtà non era così vicino a Mirabello. Nella fascia alta un grande padiglione è contrassegnato con i gigli di Francia, probabilmente ad indicare quello di Francesco I. 

Sullo sfondo è rappresentato con forme di fantasia il castello di Mirabello.

Arazzo 2

Avanzata dell’esercito imperiale. Attacco della cavalleria francese guidata da Francesco I.

(415 x 878)

L’ esercito imperiale è entrato nel Parco Vecchio e avanza per scontrarsi con i Francesi. La fanteria marcia al suono di pifferi e tamburi con in testa gli archibugieri seguiti dalla massa dei picchieri. La cavalleria imperiale muove in alto sulla destra. Tra i cavalieri si distingue Carlo III di Borbone-Montepensier, ex conestabile di Francia, indicato con lo stemma della sua casata, tre gigli di Francia alla banda di rosso. 

Sempre sulla destra, in seconda fascia, la cavalleria francese si scontra con l’avanguardia di quella imperiale. Francesco I uccide in combattimento Ferrante Castriota, marchese di Civita Sant’Angelo, comandante della cavalleria leggera nemica. 

In prima fascia, a sinistra della quercia che divide in due l’arazzo, è raffigurato Francesco I con i suoi cavalieri. Il re indossa un saione (veste) d’argento e porta un elmo riccamente piumato. Il suo destriero è bardato con una pettiera con i gigli di Francia.

Arazzo 3

Sconfitta della cavalleria francese. La fanteria imperiale sconfigge la Banda Nera.

(449 x 864)

Sulla sinistra gli archibugieri spagnoli distruggono la cavalleria pesante francese. Tra i fanti emerge la figura equestre di Ferdinando Francesco d’Avalos marchese di Pescara che guida l’attacco con un giavellotto nella mano destra. Verso il centro, in seconda fascia, indicato con la scritta sul terreno è raffigurato Alfonso d’Avalos, marchese del Vasto, comandante dell’avanguardia imperiale. 

Dal centro verso destra i lanzichenecchi imperiali guidati da Georg von Frundsberg, raffigurato vicino a un cannone, con la scritta JORGE.DE. FRANSBURK ricamata sulla cintura, annientano la Banda Nera al soldo francese. Nello scontro morirono anche il comandante della Banda Nera, Richard de la Pole ex duca di Suffolk e Francesco di Lorena. Entrambi sono raffigurati sull’estrema destra dell’arazzo con la scritta FRACOYS.M.DE. LORAIN e LA BLANSE ROSE, sui finimenti dei loro cavalli. Richard de la Pole era detto la “ la Rosa Bianca” in quanto appartenente alla Casa di York, che aveva una rosa bianca come emblema.

Arazzo 4

Cattura di Francesco I.

(429 x 867)

Mentre il suo esercito veniva annientato Francesco I aveva continuato a battersi con coraggio. Alla fine compreso che ogni resistenza era inutile, cercò anche lui scampo nella fuga. Giunto nei pressi della cascina Repentita un colpo di archibugio gli abbatté il cavallo ed egli fu trascinato a terra. Subito assalito da tre cavalieri spagnoli che lo avevano inseguito e riconosciuto da un cavaliere al seguito di Carlo III di Borbone, La Motte de Noyers, fu fatto prigioniero. L’arazzo coglie il momento in cui mentre tre cavalieri imperiali aiutano Francesco I ad alzarsi, il comandante dell’esercito imperiale, Carlo di Lannoy, raffigurato sulla sinistra, smonta da cavallo per ricevere la resa del re.

Arazzo 5

Gli Svizzeri si sbandano e rifiutano di avanzare. I civili al seguito dell’esercito imperiale irrompono nel campo di battaglia

(437 x 882)

Al centro e sulla destra dell’arazzo  gli Svizzeri al soldo francese  si sbandano e gettano a terra le armi incuranti degli incitamenti dei loro capitani. In primo piano gli Svizzeri sono raffigurati mentre si arrendono: la bandiera è stata abbassata, piffero e tamburo non suonano, la grande spada a due mani è rivolta con la punta verso terra, alcuni sono a capo scoperto in segno di sottomissione e implorano misericordia  ai cavalieri imperiali. 

A sinistra dell’arazzo i non combattenti dell’esercito imperiale irrompono sul campo di battaglia per saccheggiare l’accampamento francese.

Arazzo 6

Fuga dell’esercito francese. Il duca d’Alençon si ritira oltre il Ticino.

(438 x 783)

Nell’arazzo sono raffigurate le fasi finali della battaglia. Sulla destra è rappresentato il ponte di barche lanciato dai Francesi durante l’assedio. Il duca d’Alençon, sull’ estrema destra, indicato con la scritta DE ALENSO sulla gualdrappa del cavallo, l’ha appena passato per mettersi in salvo con i suoi cavalieri. Dopo aver passato il fiume d’Alençon impartì l’ordine di distruggere il ponte per impedire l’inseguimento dei nemici, condannando in tal modo gran parte dei soldati in fuga alla morte o alla cattura. Nella scena raffigurata nell’arazzo alcuni soldati sono impegnati nella distruzione del ponte. Un cavaliere francese riesce a passarlo all’ultimo momento seguito da due Svizzeri. Saranno gli ultimi a passare. Agli altri non resterà che cercare scampo dai nemici gettandosi nelle gelide acque del Ticino.

Arazzo 7

Sortita delle truppe imperiali da Pavia. Rotta degli Svizzeri che annegano nel Ticino.

(420 x 889)

Le truppe imperiali assediate escono da Pavia e gli Svizzeri in fuga si gettano nel Ticino dove molti di loro annegano. L’episodio colpì particolarmente l’immaginazione dei contemporanei e la sua raffigurazione servì a simboleggiare la totale disfatta dell’esercito francese. La scena è dominata da una magnifica veduta di Pavia, la città nei pressi della quale la battaglia era stata combattuta e il cui nome sarebbe stato tramandato nei secoli a imperitura gloria di Carlo V. La rappresentazione della città è fantastica e l’architettura degli edifici richiama caratteri stilistici nord europei. Tuttavia sono chiaramente riconoscibili il Castello Visconteo, le mura medievali merlate, le numerose torri e il Ponte coperto sul Ticino, quest’ultimo restituito con forme di fantasia. Pavia aveva resistito Pavia aveva resistito per quasi quattro mesi all’assedio di Francesco I consentendo in tal modo il trionfo del 24 febbraio 1525.