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Franco Gussalli Beretta

Cinque secoli di eccellenza: dalla battaglia di Pavia al futuro

Nel 1525, a Pavia, finiva un mondo. Il rombo secco degli archibugi mise a tacere per sempre il clangore delle spade. L’Europa entrava in una nuova era: quella delle armi da fuoco. Ma ciò che la storia dimentica è che, in quella svolta epocale, tra il fumo della polvere nera e il sangue sul campo, c’erano anche uomini della Valtrompia. Uomini che, lavorando il ferro e con l’ingegno, cambiavano i destini del mondo. Tra questi, un nome che ancora oggi riecheggia con la forza della tradizione e della tenacia: Beretta.

Non celebriamo solo una dinastia industriale, ma un simbolo di continuità e visione, un ponte tra il Rinascimento e il presente. Oggi, in vista dei 500 anni dalla prima fornitura documentata alla Serenissima, rileggiamo questa storia non come un’autobiografia aziendale, ma come la narrazione di un’identità forgiata nel fuoco della storia. E lo facciamo partendo da quella battaglia, Pavia, dove tutto cambiò.


Considerando l'importanza della Battaglia di Pavia come spartiacque tra l'uso delle armi bianche medioevali e le armi da fuoco, come ci si sente ad avere un legame con persone che hanno contribuito a cambiare i destini del mondo?

I miei antenati hanno sicuramente cominciato una attività di forgiatori di canne che risale alla fine del 1400 e a ragione di prove documentarie dal 1526, anno in cui il Mastro di canne Bartolomeo Beretta vendette le canne di archibugio alla Repubblica di Venezia.

Bartolomeo, che ereditò da suo padre il fregio di Mastro (secondo le leggi delle corporazioni dell'epoca il titolo di Mastro doveva essere tramandato di padre in figlio) diventa il primo designato di una famiglia industriale che dopo 500 anni giunge alla sua sedicesima generazione con l'entrata in azienda di mio figlio Carlo.

All'epoca della Battaglia di Pavia esistevano vari forgiatori di canne nel Bresciano, ma anche di cannoni e di fornimenti delle galee veneziane poiché si era sotto l'egida della Repubblica Veneta.

La Valtrompia ha avuto un ruolo importante nella fornitura di armamenti dal 1500 in poi e non solo nella Battaglia di Pavia, ma estesa anche a altre storiche battaglie, come quella di Lepanto del 1571.

La predilezione per la valle bresciana nella identificazione di un centro armiero sta alla base della sua posizione geografica strategica in quanto situata lontano dagli attacchi via mare, con limitate vie di accesso e facili da controllare, protetta dai monti ricchi di risorse  minerarie, percorsa dal  fiume Mella che garantiva la presenza di magli e fucine e infine grazie alla presenza di legname dai boschi, fondamentale per la  forgiatura dei metalli e per  la neonata arte della manifattura delle canne.

Per l’appunto, l’arte costruttiva delle canne, che chiamiamo “cannoneria”, era particolarmente apprezzata al fine di rendere le canne resistenti allo scoppio, più che per la loro precisione a colpire il bersaglio. Infatti, il caricamento era ad avancarica, ad un colpo solo e con un meccanismo di sparo che era ancora a miccia. Sotto lo stress dei combattenti durante la battaglia le procedure di caricamento causavano un sovradosaggio della polvere da sparo nella canna con possibile pericolo d’esplosione della stessa in mano al tiratore.

Un anno dopo la Battaglia di Pavia, nel 1526, il fatto che Bartolomeo Beretta ricevette un ordine speciale di canne di archibugio proprio dalla Repubblica Veneta, una delle parti sconfitte sul campo di Pavia, ci fa capire quanto i veneziani si fossero accorti che utilizzando archibugi di indubbia fattezza, ma probabilmente a causa della scarsa qualità delle canne che scoppiavano, scelsero invece quelle di Bartolomeo Beretta più solide e durature. Oltre a questo aneddoto, ci rende orgogliosi che, all'avvicinarsi della celebrazione dei 500 anni, Beretta, un’azienda italiana, sia considerata oggi uno dei nomi protagonisti nella evoluzione della tecnologia delle armi da fuoco, un vanto dell'industria armiera mondiale.


Beretta è sopravvissuta a imperi, rivoluzioni, due guerre mondiali e una globalizzazione che ha travolto industrie manifatturiere. Quali sono secondo lei, i valori o i segreti che hanno permesso questa straordinaria longevità?

Ricordo che quando entrai a far parte dell'azienda fine Anni 80 inizio 90 del secolo scorso, principalmente occupandomi del settore abbigliamento, venne introdotto sotto il logo Beretta delle tre frecce di memoria D’Annunziana, la seguente frase: “Beretta since 1526 - A tradition Of Excellence”. Un motto da interpretare come, dal 1526, l’azienda Beretta tramanda una tradizione di eccellenza nella propria attività, nella qualità, nelle lavorazioni e nella formazione delle maestranze, dalle quali ha ereditato il know-how, ma allo stesso tempo puntando ad un costante sviluppo e crescita, alla ricerca di nuove soluzioni, tecnologie e prodotti per il futuro. Questi sono valori fondamentali.  Dal 1925 questo logo delle “Tre Frecce”, come mio prozio mi ha raccontanto personalmente, fu “concesso” da Gabriele D’Annunzio al mio stesso prozio Giuseppe Beretta e oggi è presente in forma restaurata (nel 2018 dalla stessa Beretta) presso il Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera. Il logo originale (realizzato fisicamente da Guido Marussig sotto l’ispirazione di D’Annunzio) riporta il motto “Dare in brocca”, che in Marina significa colpire/centrare il bersaglio, un altro sinonimo di raggiungimento della precisione e perfezione.


Oggi, in un mondo ancora diviso tra tradizione e innovazione, come si colloca Beretta?

Cerchiamo di mantenere in azienda le attività che un tempo erano considerate artigianali, tipo l’incisoria, la lavorazione delle parti in legno, l'assemblaggio e l'aggiustaggio delle parti d'arma, custodie e valigette di armi eseguite a mano sempre internamente, i lavori della tradizione armiera insomma. Impegnandoci a trovare nuove risorse, soprattutto per quanto riguarda il capitale umano, che possano garantire il futuro a queste attività. D'altro canto, la tecnologia è progresso, quindi si esplorano al contempo nuovi metodi produttivi, prototipie, approcciando le tecnologie di frontiera attraverso la digitalizzazione e quindi l'AI per essere sempre più competitivi sul mercato e affrontare le sfide future.


Il Rinascimento ha visto una fusione tra arte e tecnica, tra bellezza e funzionalità. Le armi prodotte nei secoli da Beretta, spesso incise e decorate con grande perizia, erano e sono oggetti d'arte. Cosa resta oggi di quella vocazione artistica?

Beretta fu con molta probabilità il primo produttore di armi che, nel 1880, tramite il mio antenato Giuseppe Antonio Beretta, volle costruire una show room ante litteram in azienda, quella che oggi è la collezione privata di armi della famiglia. Il suo scopo, promosso anche nei cataloghi dell'epoca, era quello di invitare i possibili acquirenti a verificare loro stessi di persona, che oltre a un’ampia area espositiva di armi e munizioni vi fosse anche la possibilità di vedere l'intera lavorazione del prodotto in un’unica azienda sotto lo stesso tetto. Premettendo, così scrisse il mio avo, di “diffidare dalle altre aziende di armi che, mentre vi mostrano le foto nei cataloghi delle loro lavorazioni, non ve le faranno mai vedere, perché non le possiedono”. Lo show room ideato dal mio trisnonno è stato fonte di ispirazione per mio padre quando ha pensato all’apertura delle Gallery e alla realizzazione dell’atelier di Beretta 2 dove le armi fini, quelle di lusso, incise a mano, spesso su misura del tiratore, lavorate da esperti calcisti e seguite con cura nei dettagli continuano in questa ottica e tradizione.  Le fasi di lavorazioni di questi prodotti sono “condivise” con il cliente finale che decide la configurazione ideale e le caratteristiche dell’arma secondo le sue necessità e i suoi gusti.

Da qui la nascita di recenti progetti come PB Selection – il segmento lusso dell’azienda – che sostengono la continuità di questa antica tradizione armiera e che, ritornando all’epoca della battaglia di Pavia, erano proprie della bottega artigianale di formazione dell'artista.


Tornando all’oggi: cosa rappresenta il brand Beretta e quali sono i valori che l’azienda industriale più antica al mondo porta avanti?

Oggi Fabbrica d'Armi Pietro Beretta fa parte del gruppo Beretta Holding di cui mio fratello Pietro ne é il presidente. Il Gruppo conta oltre una cinquantina di marchi nel mondo che spaziano dalle armi, alle munizioni, ottiche, accessori e abbigliamento. Ricollegandoci al valore della continuità della tradizione armiera, alla valorizzazione delle maestranze e alla formazione di nuove leve, oggi contiamo su iniziative che promuovano questa direzione soprattutto a livello di territorio. Di recente annuncio è la nascita di “Beretta Academy - Mechanical Designer” in collaborazione con Fondazione AIB (capofila di un partenariato che comprende Confindustria Brescia, IIS Beretta e il mondo Accademico). Si tratta di un’iniziativa volta a formare giovani talenti nella mansione di "Tecnico di prodotto e di processo". Un progetto riconosciuto a livello europeo con una certificazione di specializzazione che fornisce una strada alternativa a quella accademica, ispirato ai sistemi di formazione duale che hanno fatto la fortuna di molti Paesi europei. Imparare facendo con un posto di lavoro in tasca, quindi con una immediata indipendenza economica e con prospettive di crescita per il futuro. Tale approccio, oltre a prendersi cura della migliore formazione possibile sul mercato e a valorizzare i talenti del territorio, permette ai ragazzi post diploma superiore di cominciare immediatamente il proprio percorso nel mondo del lavoro. Per dirla in breve, dopo 500 anni la scintilla del maglio e la perseveranza di un artigiano del rinascimento dal nome di Bartolomeo Beretta è stata portata avanti e ancora continua.


A cura di Paolo Gambi